mercoledì, 14 maggio 2008

Forse scriviamo per lasciare una traccia.

L'ambizione è grossa: quella di non morire.

Non del tutto, almeno.

Non l'ho mai fatta, questa cosa di editare recensioni su miei lavori.

Ma la nota di Carla e' una cosa a cui tengo, assieme all'idea - unita pero' alla ritrosia  - che sia giusto  lasciare un'impronta lungo la strada.

Grazie, Carla.

impronte
Ritrosia di una poetessa: Limen, le nuove poesie di Tullia Bartolini

 

Scambio di cortesie. Un libro (il mio, di poesie) in cambio di un libro (quello di Tullia, di poesie).  Più di un dono. Un dono doppiamente rischioso. La scrittura è esposizione di una parte di se stessi. Per questo molti scrittori non cercano clamori. In qualche modo sono fiduciosi. Attendono l’occhio che sappia vedere e l’orecchio “non troppo ottuso” di cui parla una bellissima poesia (842) di Emily Dickinson. Forse è per questo che Tullia non ha accennato al suo ultimo libro persino sul suo blog. Nel febbraio 2008 ha pubblicato Limen (amori e altri demoni) per le edizioni Joker di Novi Ligure.

Limen è un libro molto denso. Pieno d’amore e desiderio, il libro è toccato da un sentimento doloroso per un lutto (la morte del padre dell’autrice) che puntella un percorso tematicamente zigzagante legato solidamente da una struttura poetica di grande perizia. La versificazione è solida e saggiamente ricca di reiterazioni emotive accattivanti. L’amore, il dolore, l’abbandono sono trattati con sobrietà e fatti esplodere ma con un suono attutito, composto, di accettazione estremamente dignitosa: “la vita si decide/ ai tavoli/ prima del pianto,/ perfino il dolore/ si pensa”. I progetti che si dipanano lungo il libro, da rintracciare a intervalli, sono difficili e ambiziosi: la liberazione dall’amore, il racconto del desiderio, l’accettazione della perdita di chi amiamo. L’idea della liberazione dall’amore non si riferisce al sentimento, quanto piuttosto alle sue parate inutili. L’amore è troppo pieno di immagini stanche e di parole stanche: “E’ chiaro che dell’amore/ ci dobbiamo liberare/ da questa cecità malata/ della lenta affannosa ora/ che trasfigura il mondo/ e ci addolora”. C’è invece l’idea dell’amore, gioioso o doloroso, che può non durare, ma che resta tale. Breve ma pur sempre amore. Sentimento su cui si punta la propria esistenza, inevitabile, ma non sempre eterno. Al desiderio sono dedicate molte poesie intense come all’abbandono di affetti, di persone, di luoghi. Non ci può essere lunga affezione ma questo non impedisce che si possa ancora parlare della bellezza e degli slanci della passione, solo la mente è più vigile, in qualche modo sa che non possiamo sognare la persistenza delle cose. Commovente è il ricordo del padre di Tullia. “M’hai lasciato,/ padre,/ e non torni./ Hai lasciato la casa, /la strada nuda,/ la sedia/, le scarpe”. E’ una immagine rigorosa, che rende lo sgomento di chi osserva ciò che è appartenuto a chi non c’è più. Le scarpe. La casa vuota. Il senso di una attesa disperata e inutile che però non termina. Contenere certi dolori è difficile. Quasi impossibile. Il dolore si distilla nei versi come il liquore più amaro: “Lento disfarsi/ della tua anima/ della mia/ storia”.  Nella postfazione al libro si legge che Limen è un libro pieno di donne. Aggiungerei che è anche pieno di uomini, soprattutto di uomini. Uomini amati, inseguiti, capiti, persi. Da ritrovare. Uomini giovani, anziani, bambini. Uomini con cui la poetessa apre un confronto leale, costante, alla pari. Sono sicura che anche per gli altri lettori e navigatori questo libro sarà una piacevolissima scoperta.  

Con affetto e stima.

Carla Cirillo

postato da: tullia65 alle ore 18:58 | Permalink | commenti (14)
categoria:
martedì, 13 maggio 2008

Ghandijail

L'acquisizione della nostra liberta', la conquista della nostra individualita' ed indipendenza, richiedera' spesso molto coraggio e fede.
Ma, nelle ore piu' buie, quando sembra che la riuscita sia quasi impossibile, ricordiamo sempre che i figli di Dio non hanno nulla da temere, che le nostre anime ci affidano compiti che siamo in grado di svolgere, e che col coraggio e la fede nella divinita' che è in noi, la vittoria sara' acquisita da tutti quelli che non abbandoneranno la lotta.
                                                       

                                                                                    Bach
postato da: tullia65 alle ore 18:40 | Permalink | commenti (11)
categoria:
venerdì, 09 maggio 2008
assenze

La prima ruga ho visto
l'altro ieri;
un solco lungo la bocca.
Vi ho guardato dentro
ed ho visto ancora
il torto che ho subito;

certo senza piu' importanza.

Piuttosto di nuovo mi ha dato
il segno della tua lontananza.

Rita Bagnoli
(da 'Nel ramingo dipartire', Ed.Libroitaliano World).
postato da: tullia65 alle ore 18:13 | Permalink | commenti (17)
categoria:
martedì, 06 maggio 2008
xxx

La relazione è il bisogno di coloro che non sanno stare soli.
Due persone isolate entrano in relazione; due persone si relazionano, comunicano, sono in comunione; tuttavia, restano sole.
La loro solitudine resta incontaminata, pura, vergine.
Sono come vette himalayane, alte nel cielo sopra le nuvole.
Due vette non si incontrano mai, tuttavia c'è una sorta di comunione attraverso il vento, la pioggia, i fiumi, il sole e le stelle.
Certo, esiste una comunione: le due vette dialogano moltissimo.
Bisbigliano tra di loro, ma la solitudine resta assoluta; non scendono mai a compromessi.

postato da: tullia65 alle ore 20:49 | Permalink | commenti (15)
categoria:
sabato, 26 aprile 2008

81. J. Vettriano

Se fossi un critico, saprei forse spiegare da dove nasca una 'vocazione poetica', la capacita' di dire rompendo il gelo del quotidiano.
Ma non sono un critico e mi piace della poesia - semplicemente - il modo in cui essa riesce a trasfigurare la realta'. La amo per quello che sa darmi, quando ci riesce. M'affascina per come sa cogliere un intero non detto con l'aiuto di pochi endecasillabi.
Questo è il fascino che ho subito leggendo il testo poetico di Carla Cirillo, poetessa beneventana che ha dato alle stampe 'Foco all'arma' (Campanotto Editore, pagg. 52).
Confesso di averlo letto d'un fiato, perche' non è facile imbattersi in produzioni poetiche valide, ed e' un testo che va rimeditato piu' volte.

E' poesia di donna
. Io non credo affatto che l'arte sia un 'terzo genere' e che non si debba distinguere, in prosa come in poesia, tra maschile e femminile.
Ritengo, anzi, che esista una scrittura 'al maschile' ed una 'al femminile', e che esse ripetano la loro differenza da una precisa diversita' di genere.
In Carla la poesia è, come dicevo, poesia di donna, intensa e forte come solo sa dettare una storia di donna.
Che c'è, e trapela, ed è vicenda sempre in bilico tra ragione e sentimento.

Quale strada cammina l'uguale
osserva un semaforo
dal rosso dipende il nostro incontro
(...)
il suo treno è puntuale
ma io non so essere
alla stazione a aspettare
(...)
ripetuti esperimenti, tentati esperimenti sotto i nostri occhi
solo il suo passo è reale.

C'è, in Carla, un' intelligenza lucida, attenta, che la porta a dire:

desiderare è conoscere
io sono non basta (...)

Conoscere e' dunque imparare a portare il peso preciso della propria solitudine

Pura, perfetta intersezione di strade, cura di angoli.
io sono riflessa nello specchio dei tuoi occhi
tra il gelo dei nervi ed il calore del sangue,
la forma esatta della mia solitudine.


In questi versi c'è la dichiarazione poetica di Carla (che ha gia' dato alle stampe dei mirabili racconti, sospesi tra mito e modernita', raccolti ne  'Le mitomani favolose, Guida Editore).
In questi versi c'è pure un'istantanea: il fermo immagine di un momento, che non riesce a ricucire un'antica distanza, germogliata  per difesa. La stessa misura che ha portato l'autrice a scegliere di scrivere, per comunicare.
Chiunque scrive calcola cio' che lo divide dall'altro da sè. Sa per certo che esiste una tremenda lontananza persino da se stessi:

l'estraneo mi reca notizie di me
a me
piu' vicino di me
io mi sono
lontana

io sono
sono fuori di me


Chi scrive, pero', lancia un ponte e, nello stesso tempo, dispera di poter raggiungere l'amato, in cui si specchia e desidera perdersi, senza mai consentirsi di farlo.
Perche' l'artista sa - sa sempre - anzi, sente, che la vita è essenzialmente solitudine.
La stessa della dama vestita di bianco, che passo' i suoi giorni al chiuso d'una stanza, e che amo' la notte piu' del giorno: Emily Dickinson: "Ti vedo meglio al buio, non mi occorre altra luce", scrisse.
Amore e' tentare l'approdo, fallendo il percorso. Amore e' sapere gia' prima che la destinazione non esiste.
Ma:

(lasciamo. lasciamo che. lasciamo che
le cose accadano. dentro. proprio dentro

di noi. incontenibili. incontrollabilmente).

E dunque la ferita e' inevitabile, ed anzi , per chi così chiaramente vede, è ancora piu' profondo il taglio.
La vita puo' essere nell'altrove dei versi: in questa zona avviene il solo incontro possibile. Nel gioco degli istanti, nella luce della rivelazione, come Carla scrive, c'è forse un ordine nitido, le porte ruotate sui cardini:

lascio che il reale mi tocchi, accetto la ferita
il sentimento muto, il vuoto di aria e parole
la forza dei giorni in calcoli di desiderio, pesante, pesante
, leggera.
cammino irretita
cammino fondata, con la tua freccia affondata nel cuore.


postato da: tullia65 alle ore 18:41 | Permalink | commenti (23)
categoria:
giovedì, 24 aprile 2008
trash
Guardo poco la televisione perche' la trovo orribile, diseducativa, sostanzialmente inutile.
Tranne i momenti in cui ci viene offerta vera informazione.
Oggi, a proposito di informazione (sigh), mi e' passato davanti agli occhi di tutto, mentre mangiavo distratta e mia figlia faceva zapping col telecomando.
Un Padre Pio sotto vetro, bombardato dai flashes di dietro, di tre quarti, di lato.
I fedeli a bocca aperta, un bell'incasso per i ristoranti della zona.
Poi hanno passato una Mara Carfagna che proponeva, col suo impeccabile caschetto non ancora siliconato, di istituire il Sottosegretariato ai Rifiuti.
Ho visto la Mussolini che gridava 'Morte a Bassolino' col megafono.
Le pale che spianavano la strada alla discarica di Sant'Arcangelo: tempo pochi anni e le infiltrazioni tossiche saranno dappertutto ed anche da noi,  ma a Benevento si vive al ritmo del 'chissenefrega'.
La Signora Lonardo che ha visitato in tailleur il luogo della discarica, inorridendo all'idea dello sfregio che il Sannio subira', e poco importa che la 'pattumiera  sannita' sia stata voluta da politici d'un'appartenza che le è molto familiare (ma parlera' con Berlusconi, ha detto).
Sotto agli occhi, poi, mi e' capitato l'articolo de "Il Giornale" in cui si gettavano ombre sinistre sul Beppe Grillo nazionale. Hanno indagato tra i suoi compagni di scuola, e pare che fosse un po' taccagno e fatti suoi, quarant'anni fa. Pare pure che attaccasse frutta di plastica agli alberi (veri) perche' amava fare il birichino. Altro che Pecoraro Scanio e company. Queste sono le cose che vanno denunciate...
(Ma come si fa a pubblicare - e a leggere, mi rendo conto -  un quotidiano così?).
E' vero, ce li meritiamo tutti, questi orribili servizi televisivi, assieme ai sederi ed alle tette al vento.
Come pure gli articoli di fondo di Filippo Facci.
Voglio dire: evidentemente ce li siamo meritati...

postato da: tullia65 alle ore 19:02 | Permalink | commenti (18)
categoria:
lunedì, 21 aprile 2008
corpo di donna

Quella tristezza non è un male.
Colorala.
T'afferra, c'è.
In certe ombre che ti tirano indietro. Come una telecamera che riprende le cose a ritroso.
I ricordi sono frammenti che i ratti portano avanti ed indietro.
Nulla viene dimenticato.
E' normale.
E se sei lì, oggi, è perche' la tua vita ha fatto il giro che doveva.
Davvero pensavi di poterti sradicare?
Tutto è piu' forte e cerca un solco, un varco.
Ogni cosa avanza per non avanzare veramente, e non sei libera: non lo sarai mai per davvero.
Ecco perche' sei triste.
C'è un imprinting che ti guida. La tua storia familiare.
Saresti tornata con molte meno domande di ieri.
O con domande diverse.
Lo sapevi? Sì...
E' così, che va.
Per te ,  per tutti.
Lo sai che ogni istante viene consegnato al mosaico che per te era gia' disegnato da tempo?
Assecondala, la vita.
Sii triste, e poi allegra, e poi viva, e poi di nuovo stanca d'esser presente a te stessa.
Non è un male.
Bisogna solo esserci.
Punto.
Essere nel presente che si consegna al ricordo in una frazione di secondo.
Va bene, non temere, va bene così.
Questo esercito di ratti che viene a farti visita...
Questi petali che ti inondano di rosso, che inondano, semplicemente....
postato da: tullia65 alle ore 18:00 | Permalink | commenti (20)
categoria:
venerdì, 18 aprile 2008

sogni

Bisogna imparare a fare delle cose importanti.
Bisogna avere delle idee grandi.
Bisogna riempire gli occhi ed il cuore di cose che siano all'inizio di un grande sogno.

Tarkovskij
postato da: tullia65 alle ore 17:51 | Permalink | commenti (11)
categoria:
giovedì, 17 aprile 2008

Nel 1950 la Repubblica Popolare Cinese invase il Tibet.
L’invasione e l’occupazione del Tibet costituirono un inequivocabile atto di aggressione e violazione della legge internazionale.
Il Dalai Lama, capo politico e spirituale del Tibet, tentò una pacifica convivenza con i cinesi, ma le mire colonialiste della Cina diventarono sempre più evidenti. La sistematica politica di sinizzazione e sottomissione del popolo tibetano segnò l’inizio della repressione cinese cui si contrappose l’insorgere della resistenza popolare. Il 10 Marzo 1959 il risentimento dei tibetani sfociò in un’aperta rivolta nazionale. L’Esercito di Liberazione Popolare stroncò l’insurrezione con estrema brutalità uccidendo, tra il marzo e l’ottobre di quell’anno, nel solo Tibet centrale, più di 87.000 civili. Il Dalai Lama, seguito da circa 100.000 tibetani, fu costretto a fuggire dal Tibet e chiese asilo politico in India dove fu costituito un governo tibetano in esilio fondato su principi democratici. Attualmente, il numero dei rifugiati supera le 135.000 unità e l’afflusso dei profughi che lasciano il paese per sfuggire alle persecuzioni cinesi non conosce sosta.
In Tibet, a dispetto delle severe punizioni, la resistenza continua.


tibet

FIRMA ANCHE TU GLI APPELLI!

www.amnesty.it/appelli/appelli/Cina_pdm

www.avaaz.org/it/tibet_end_the_violence/98.php


Non lasciamo che il tempo passi invano.

Non lasciamo che i giornali smettano di scriverne.

Non lasciamo che gli organismi sovrastatali continuino a perdere tempo.

Per saperne di piu', rimando tutti ad un ottimo post filosofico-storico di Ubaldo Riccobono sul Tibet.

Poi,  pero' , dobbiamo firmare gli appelli.

Bisogna agire.

postato da: tullia65 alle ore 17:22 | Permalink | commenti (7)
categoria:
mercoledì, 16 aprile 2008

paura

Si trascura il peso delle autorita' 'anonime', come l'opinione pubblica ed il senso comune, le quali sono tanto potenti a causa della nostra profonda disposizione a conformarci a quello che tutti si attendono da noi, a causa della nostra egualmente profonda paura di essere diversi.

Fromm, Fuga dalla liberta', 1941
postato da: tullia65 alle ore 18:09 | Permalink | commenti (22)
categoria: