Forse scriviamo per lasciare una traccia.
L'ambizione è grossa: quella di non morire.
Non del tutto, almeno.
Non l'ho mai fatta, questa cosa di editare recensioni su miei lavori.
Ma la nota di Carla e' una cosa a cui tengo, assieme all'idea - unita pero' alla ritrosia - che sia giusto lasciare un'impronta lungo la strada.
Grazie, Carla.

Ritrosia di una poetessa: Limen, le nuove poesie di Tullia Bartolini
Scambio di cortesie. Un libro (il mio, di poesie) in cambio di un libro (quello di Tullia, di poesie). Più di un dono. Un dono doppiamente rischioso. La scrittura è esposizione di una parte di se stessi. Per questo molti scrittori non cercano clamori. In qualche modo sono fiduciosi. Attendono l’occhio che sappia vedere e l’orecchio “non troppo ottuso” di cui parla una bellissima poesia (842) di Emily Dickinson. Forse è per questo che Tullia non ha accennato al suo ultimo libro persino sul suo blog. Nel febbraio 2008 ha pubblicato Limen (amori e altri demoni) per le edizioni Joker di Novi Ligure.
Limen è un libro molto denso. Pieno d’amore e desiderio, il libro è toccato da un sentimento doloroso per un lutto (la morte del padre dell’autrice) che puntella un percorso tematicamente zigzagante legato solidamente da una struttura poetica di grande perizia. La versificazione è solida e saggiamente ricca di reiterazioni emotive accattivanti. L’amore, il dolore, l’abbandono sono trattati con sobrietà e fatti esplodere ma con un suono attutito, composto, di accettazione estremamente dignitosa: “la vita si decide/ ai tavoli/ prima del pianto,/ perfino il dolore/ si pensa”. I progetti che si dipanano lungo il libro, da rintracciare a intervalli, sono difficili e ambiziosi: la liberazione dall’amore, il racconto del desiderio, l’accettazione della perdita di chi amiamo. L’idea della liberazione dall’amore non si riferisce al sentimento, quanto piuttosto alle sue parate inutili. L’amore è troppo pieno di immagini stanche e di parole stanche: “E’ chiaro che dell’amore/ ci dobbiamo liberare/ da questa cecità malata/ della lenta affannosa ora/ che trasfigura il mondo/ e ci addolora”. C’è invece l’idea dell’amore, gioioso o doloroso, che può non durare, ma che resta tale. Breve ma pur sempre amore. Sentimento su cui si punta la propria esistenza, inevitabile, ma non sempre eterno. Al desiderio sono dedicate molte poesie intense come all’abbandono di affetti, di persone, di luoghi. Non ci può essere lunga affezione ma questo non impedisce che si possa ancora parlare della bellezza e degli slanci della passione, solo la mente è più vigile, in qualche modo sa che non possiamo sognare la persistenza delle cose. Commovente è il ricordo del padre di Tullia. “M’hai lasciato,/ padre,/ e non torni./ Hai lasciato la casa, /la strada nuda,/ la sedia/, le scarpe”. E’ una immagine rigorosa, che rende lo sgomento di chi osserva ciò che è appartenuto a chi non c’è più. Le scarpe. La casa vuota. Il senso di una attesa disperata e inutile che però non termina. Contenere certi dolori è difficile. Quasi impossibile. Il dolore si distilla nei versi come il liquore più amaro: “Lento disfarsi/ della tua anima/ della mia/ storia”. Nella postfazione al libro si legge che Limen è un libro pieno di donne. Aggiungerei che è anche pieno di uomini, soprattutto di uomini. Uomini amati, inseguiti, capiti, persi. Da ritrovare. Uomini giovani, anziani, bambini. Uomini con cui la poetessa apre un confronto leale, costante, alla pari. Sono sicura che anche per gli altri lettori e navigatori questo libro sarà una piacevolissima scoperta.
Con affetto e stima.
Carla Cirillo
















