
Solo tardi, nella vita, si trae insegnamento da cio' che si è vissuto.
Così, si scopre solo dopo che il sentimento di felicita' che si provava con un uomo non era una prova del nostro amore per lui. E' nel ricordo meno violento, meno eloquente, che adesso trovo l'evidenza dell'amore. Sono gli uomini che ingannavo di piu' quelli che ho piu' amato.
Vi è a volte, anzi molto spesso, diciamo nella maggior parte dei casi, una commedia dell'amore che vale per quasi tutte le coppie.
La maggioranze delle persone rimane assieme, vuoi perche' assieme si ha meno paura, vuoi perche' con due stipendi si vive meglio che con uno solo, vuoi per via dei bambini, vuoi per molte ragioni che non vengono chiarite...Non sono persone che si amano, queste, ma quello che c'è fra loro è gia' amore. E quel tipo di amore che si dichiara alla morte.
Credo anche che l'amore vada sempre di pari passo con l'amore, non si puo' amare da soli in modo unilaterale.
(...) Lui mi amava talmente che dovevo amarlo, mi desiderava talmente che dovevo desiderarlo. Non è possibile amare qualcuno a cui non si piace affatto, che annoiamo irrimediabilmente, no, non ci credo.
(Da 'La vita materiale', di Marguerite Duras).

"Da alcuni anni ormai Michael sta fermo, con le mani sul volante, pensando o sonnecchiando.
Ora gli dico addio. Non mi sento coinvolta. Mi arrendo.
A otto anni ero convinta che a forza di comportarmi come un ragazzo sarei diventata un uomo invece che una donna. Quanti sforzi inutili! E' inutile voler costruire in fretta, ansando forsennatamente come una pazza.
Ora ho aperto gli occhi.
Addio Michael.
Io rimarro' alla finestra a tracciare disegni sui vetri appannati. Se ti fara' piacere, potrai pensare che io ti stia salutando. Non saro' io a disilluderti. Ma io non sono piu' con te. Siamo due persone, non una sola. Tu non puoi continuare a fare il mio giudizioso figlio maggiore. Addio. Forse non e' troppo tardi se ti dico che non è dipeso da te. Nè da me. Hai forse dimenticato quello che mi hai detto una volta, molti anni fa, al caffe' Atara? Che sarebbe stato bello se un giorno i nostri genitori si fossero incontrati...Cerca di ripensare alla cosa, ora, nella tua mente. I nostri genitori morti. Yosef. Yehezkel. Ti prego, Michael, smettila di sorridere, almeno per una volta.
Sforzati. Concentrati. Cerca di immaginare la scena: io e te, come fratello e sorella.
Ci sono molteplici possibilità di rapporti. Una madre e suo figlio.
La collina e il bosco. Un sasso e l'acqua. Il lago e la barca. Il moto e l'ombra. Il pino e il vento".
(Tratto da 'Michael mio', di Amos Oz)

Inciamparvi, per caso, per distrazione, per solitudine.
Per riuscire a dire.
Tutta la vita: silenzi. Suo padre parla poco, ha pudore perfino di farle una carezza.
La madre non la abbraccia mai. L'allontana, se lei cerca.
Silenzi.
Poi tante parole, termini d'altro. Uno stimolo continuo a fare, a determinare.
Ma : silenzi.
Studentessa perfetta.
"Puledra Tracia, perche' ombrosamente guardandomi negli occhi, senza pieta' mi eviti? (...). Sappi che bene saprei metterti il morso e con le redini farti girare intorno ai termini della corsa...".
Il professore di latino e greco dice: Traduci una lirica, ora, davanti a tutti. Sceglila tu, ti porto alla maturita' con nove.
Ma poi decide lui.
Perche' ombrosamente guardandomi con gli occhi.
L'amore per la parola. Dopo tutti quei silenzi.
Parola che scava un solco, collega.
Che cammina sul crinale: nè a destra, nè a sinistra. E non detta legge, non giudica.
Parola: liberala dalla paura. Crea un ponte e sostieni la sua mancanza d'amore.
Parole schivate, scansate, rimosse. Non tutte meravigliose, le parole del mondo.
Ripescate, in certi sogni umidi.
E poi le sillabe dell'abbandono: un'abitudine come un'altra.
Le parole dure del giorno, quelle rauche della notte. Bussano alle pareti delle tempie, e lei si lascia andare.
Senza pieta' mi eviti.
Ma, sappi.
Le parole per dirlo. Per dire.
Senza stancarsi. Senza ammalarsi. Le parole per cedere.
Ma sappi che bene saprei.
Rompere le pareti della paura, strappare le pagine dei libri, vivere.
Bene saprei metterti il morso.
Puledra Tracia...

Tu potresti sprofondare in blocco in quel nulla dove scompaiono i morti: io mi consolerei se tu mi lasciassi l'eredita' delle tue mani.
Soltanto le tue mani sopravviverebbero, scisse da te, inesplicabili come quelle degli dei di marmo diventati polvere e calce della loro stessa tomba.
Sopravvivererebbero ai tuoi atti, ai corpi miserabili che hanno accarezzato. Non servirebbero piu' da intermediarie tra le cose e te: sarebbero mutate loro stesse in cose.
Ridiventate innocenti, dal momento che non ci saresti piu' tu a farle tue complici, tristi come levrieri senza padrone, sconcertate come arcangeli a cui nessun dio dirami piu' ordini, le tue mani inutili riposerebbero sulle ginocchia delle tenebre.
Le tue mani aperte, incapaci di dare o di prendere una gioia qualsivoglia, mi avrebbero lasciata cadere come una bambola rotta.
Io bacio, all'altezza del polso, quelle mani indifferenti che la tua volonta' non scosta piu' dalle mie; accarezzo l'arteria azzurra, quella colonna di sangue che un tempo sorgeva incessante come lo zampillo di una fontana dal suolo del tuo cuore.
Con brevi singhiozzi soddisfatti io abbandono il capo come nell'infanzia fra quelle palme piene di stelle, di croci, di precipizi di cio' che fu il mio destino.
(...) Utilita' dell'amore. I voluttuosi si industriano a farne a meno nell'esplorazione del piacere.
A niente serve il delirio nel corso di una serie di esperimenti sulle commistioni e combinazioni dei corpi.
Poi ci si accorge che restano delle scoperte da fare in un emisfero oscuro. Di quello c'era bisogno perche' imparassimo il Dolore.
(...) Non cadro'. Ho raggiunto il centro.
Ascolto il pulsare di chissa' quale orologio divino attraverso l'esile parete carnale della vita piena di sangue, di trasalimenti e respiri.
Sono accanto al nocciolo delle cose come di notte, talvolta, si è accanto a un cuore.
(Tratto da "Fuochi", di Marguerite Yourcenar)

Se non dovessi tornare,
sappiate che non sono mai partito.
Il mio viaggiare è stato tutto
un restare qua,
dove non fui mai.
Giorgio Caproni
(Foto di Mariarita Fallarino, tutti i diritti riservati)