venerdì, 30 maggio 2008

 
Venerdì, 30 maggio 2008 - ore 20.30
presso la Libreria Masone di Benevento
 
Slow Food Benevento
La Filiera Corta per un Cibo
Buono, Pulito e Giusto
Introduzione di Erasmo Timoteo - Fiduciario di Slow Food Benevento
 
 Buon appetito! - (RaiTre, Italia 2008, 60 min.)
Inchiesta di Report-RaiTre a cura di Michele Buono e Piero Riccardi
 
Un'esempio di filiera corta in crescente diffusione: il GAS - Gruppo d'Acquisto Solidale
Intervento di Enzo Auletta - Coordinatore del GAS Arcobaleno Benevento
 
I Mercati della Terra: l'iniziativa di Slow Food per recuperare l'incontro tra produttore e consumatore
Intervento di Nicola Matarazzo - Responsabile dei Mercati della Terra di Slow Food Campania
 
 
Segue Aperitivo del Territorio
con prodotti del GAS Arcobaleno Benevento
informazioni 338.4599872
postato da: tullia65 alle ore 06:43 | link | commenti (5)
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domenica, 25 maggio 2008

La gente di Chiaiano non se n'è andata...

chiaiano

Una lettera da Chiaiano.

"Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un'altra. Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili - davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate - che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio.
Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall'alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c'era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi.
La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva - invece - contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare.
Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l'atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia".
Elisa Di Guida, docente di Storia e Filosofia - Napoli
(dal blog di Grillo)
postato da: tullia65 alle ore 20:45 | link | commenti (12)
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Colpe

la colpa


Non si tira indietro se si tratta di ricostruire le cose.
I fatti, così come si sono svolti.
Non le costa nulla.
Ma mente, come tutti, mentre lo fa.
Difficile è discutere delle cause, delle ragioni.
Per un antico imprinting tende ad addossarsi  tutte le colpe.
Sa quanto questo possa essere pericoloso. Dunque la sola domanda da farle e' come siano andate le cose. Evitando il rischio di chiederle della responsabilita' dei fatti, nudi  e crudi.
Per difesa s'allontana, poi analizza i torti e le ragioni.
Ma lei è sempre lì, colpevole. Colpevole dentro, per se stessa.
Per gli altri la vita segue una linea retta, con giusta distribuzione di pesi e misure.
Dalla distanza in cui si pone, senza ammettere di aver sbagliato, sconta le sue colpe, come tutti gli esseri evitanti e sfuggenti.
Naturalmente, l'essere evitante è vissuto come un'altro peso, qualcosa da modificare in senso assoluto.
Nella danza, talvolta, ha trovato la liberazione.
Nella danza non deve nascondersi,  non deve negare.
Nel flusso danzante delle cose per cio' che sono.
Senza colpe, dunque. Solo vita, percorso accidentato, gioia e paura.
Chiederebbe di essere perdonata, ma il mondo non perde tempo a scusare nulla nè a comprendere le ragioni degli altri.
Lei lo sa.
Non le piacciono i bugiardi, eppure sa che la menzogna è la scorciatoia per mantenere in piedi molte relazioni. Crede molto nei silenzi, in certi silenzi, come quello di una scrittura che canta e che dice senza dire.
Una volta una persona le ha detto : "non si salva chi non vuol vedere".
E' stato illuminante, come sempre accade agli scarti di saggezza che certe conversazioni' vere' producono.
Forse ha sbagliato in questa volonta' di vedere. Di capire troppo.
Fugge perche' da una certa distanza le cose appaiono piu' chiare. E' la sola chiarezza possibile.
Forse lo spazio di solitudine che ritaglia per se stessa le serve a vedere chiaramente in quel che del giorno resta. Senza colpe.
Forse.
Magari nella vita si sbaglia volontariamente per poter scontare una pena.
E' la leggerezza dell'essere che chiede un peso.
A questo le colpe servono...
postato da: tullia65 alle ore 10:21 | link | commenti (9)
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martedì, 20 maggio 2008

Un senso


scorrere
(...) Ed era solo, col suo stupore,
tra le creature che non si stupivano
- per le quali esistere e scorrere era sufficiente.
L'uomo, con loro, scorreva
sull'onda dello stupore.
Meravigliandosi, sempre emergeva
dall'onda che lo trasportava,
come per dire a tutto il mondo:
'Fermati! - in me hai un porto,
in me c'è il luogo d'incontro
con l'eterno Verbo -
Fermati, questo scorrere ha un senso,
ha un senso...un senso...un senso!'

K.Wojtyla
postato da: tullia65 alle ore 19:01 | link | commenti (27)
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mercoledì, 14 maggio 2008

Una recensione

Forse scriviamo per lasciare una traccia.

L'ambizione è quella di non morire. Non del tutto, almeno.

Non l'ho mai fatta, questa cosa di editare recensioni su miei lavori.

Ma la nota di Carla e' una cosa a cui tengo, assieme all'idea - unita pero' alla ritrosia  - che sia giusto  lasciare un'impronta lungo la strada.

Grazie, Carla.

impronte
Ritrosia di una poetessa: Limen, le nuove poesie di Tullia Bartolini

 

Scambio di cortesie. Un libro (il mio, di poesie) in cambio di un libro (quello di Tullia, di poesie).  Più di un dono. Un dono doppiamente rischioso. La scrittura è esposizione di una parte di se stessi. Per questo molti scrittori non cercano clamori. In qualche modo sono fiduciosi. Attendono l’occhio che sappia vedere e l’orecchio “non troppo ottuso” di cui parla una bellissima poesia (842) di Emily Dickinson. Forse è per questo che Tullia non ha accennato al suo ultimo libro persino sul suo blog. Nel febbraio 2008 ha pubblicato Limen (amori e altri demoni) per le edizioni Joker di Novi Ligure.

Limen è un libro molto denso. Pieno d’amore e desiderio, il libro è toccato da un sentimento doloroso per un lutto (la morte del padre dell’autrice) che puntella un percorso tematicamente zigzagante legato solidamente da una struttura poetica di grande perizia. La versificazione è solida e saggiamente ricca di reiterazioni emotive accattivanti. L’amore, il dolore, l’abbandono sono trattati con sobrietà e fatti esplodere ma con un suono attutito, composto, di accettazione estremamente dignitosa: “la vita si decide/ ai tavoli/ prima del pianto,/ perfino il dolore/ si pensa”. I progetti che si dipanano lungo il libro, da rintracciare a intervalli, sono difficili e ambiziosi: la liberazione dall’amore, il racconto del desiderio, l’accettazione della perdita di chi amiamo. L’idea della liberazione dall’amore non si riferisce al sentimento, quanto piuttosto alle sue parate inutili. L’amore è troppo pieno di immagini stanche e di parole stanche: “E’ chiaro che dell’amore/ ci dobbiamo liberare/ da questa cecità malata/ della lenta affannosa ora/ che trasfigura il mondo/ e ci addolora”. C’è invece l’idea dell’amore, gioioso o doloroso, che può non durare, ma che resta tale. Breve ma pur sempre amore. Sentimento su cui si punta la propria esistenza, inevitabile, ma non sempre eterno. Al desiderio sono dedicate molte poesie intense come all’abbandono di affetti, di persone, di luoghi. Non ci può essere lunga affezione ma questo non impedisce che si possa ancora parlare della bellezza e degli slanci della passione, solo la mente è più vigile, in qualche modo sa che non possiamo sognare la persistenza delle cose. Commovente è il ricordo del padre di Tullia. “M’hai lasciato,/ padre,/ e non torni./ Hai lasciato la casa, /la strada nuda,/ la sedia/, le scarpe”. E’ una immagine rigorosa, che rende lo sgomento di chi osserva ciò che è appartenuto a chi non c’è più. Le scarpe. La casa vuota. Il senso di una attesa disperata e inutile che però non termina. Contenere certi dolori è difficile. Quasi impossibile. Il dolore si distilla nei versi come il liquore più amaro: “Lento disfarsi/ della tua anima/ della mia/ storia”.  Nella postfazione al libro si legge che Limen è un libro pieno di donne. Aggiungerei che è anche pieno di uomini, soprattutto di uomini. Uomini amati, inseguiti, capiti, persi. Da ritrovare. Uomini giovani, anziani, bambini. Uomini con cui la poetessa apre un confronto leale, costante, alla pari. Sono sicura che anche per gli altri lettori e navigatori questo libro sarà una piacevolissima scoperta.  

Con affetto e stima.

Carla Cirillo

postato da: tullia65 alle ore 18:58 | link | commenti (18)
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martedì, 13 maggio 2008


Ghandijail

L'acquisizione della nostra liberta', la conquista della nostra individualita' ed indipendenza, richiedera' spesso molto coraggio e fede.
Ma, nelle ore piu' buie, quando sembra che la riuscita sia quasi impossibile, ricordiamo sempre che i figli di Dio non hanno nulla da temere, che le nostre anime ci affidano compiti che siamo in grado di svolgere, e che col coraggio e la fede nella divinita' che è in noi, la vittoria sara' acquisita da tutti quelli che non abbandoneranno la lotta.
                                                       

                                                                                    Bach
postato da: tullia65 alle ore 18:40 | link | commenti (18)
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venerdì, 09 maggio 2008

Solitudine

assenze

La prima ruga ho visto
l'altro ieri;
un solco lungo la bocca.
Vi ho guardato dentro
ed ho visto ancora
il torto che ho subito;

certo senza piu' importanza.

Piuttosto di nuovo mi ha dato
il segno della tua lontananza.

Rita Bagnoli
(da 'Nel ramingo dipartire', Ed.Libroitaliano World).
postato da: tullia65 alle ore 18:13 | link | commenti (17)
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martedì, 06 maggio 2008

Osho

xxx

La relazione è il bisogno di coloro che non sanno stare soli.
Due persone isolate entrano in relazione; due persone si relazionano, comunicano, sono in comunione; tuttavia, restano sole.
La loro solitudine resta incontaminata, pura, vergine.
Sono come vette himalayane, alte nel cielo sopra le nuvole.
Due vette non si incontrano mai, tuttavia c'è una sorta di comunione attraverso il vento, la pioggia, i fiumi, il sole e le stelle.
Certo, esiste una comunione: le due vette dialogano moltissimo.
Bisbigliano tra di loro, ma la solitudine resta assoluta; non scendono mai a compromessi.

postato da: tullia65 alle ore 20:49 | link | commenti (16)
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Nome: Tullia Bartolini
"La spiritualita' è il sognatore che si è risvegliato da tutti i suoi sogni". tulliabartolini@virgilio.it

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