
"Ascolta il mare.
"Ah, le cose...cose che sonnecchieranno per sempre nella mia coscienza instancabile, la mia coscienza che bada a quel che accade e a quel che non accade, ai fatti e a cio' che non riesce, all'irreversibile ed all'irrealizzato, allo scelto ed al rifiutato, a cio che torna e a cio' che si perde, come se tutto fosse uguale: l'errore, lo sforzo, lo scrupolo, la nera schiena del tempo..

La sopravvivenza degli oggetti è realtà che ci sovrasta.
Bisogna tener di conto che l'inanimato ha una vita più lunga di ogni nostra possibilità.
Noi siamo materia labile.
I nostri percorsi li tracciamo nel vento: soffochiamo nell'avere il senso della nostra precarietà.
La sopravvivenza dell'anima non è certa, l'idea stessa d'averla, un'anima, non ci rassicura.
Ciocche di capelli sopravvivono ai corpi che le hanno generate.
Oltre il limite del nostro essere vive l'immobilità' delle cose che, tronfia, ci sovrasta.
Nel silenzio dell'oggetto canta un suono perfino melodioso, che c’irride e ci ricorda la nostra immensa finitezza.
Le piccole cose che cementano le storie si prendono gioco di noi, per l'uso che ne abbiamo fatto.
La tazzina è sbeccata, ma resiste, come faccio io, senza nemmeno porvi troppa cura.
I quadri, le cornici, il tavolo su cui gli avventori hanno disegnato arabeschi.
Un girotondo, un caleidoscopio, un andare e tornare senza sosta di roba in roba, di realtà in realtà.
Questo produce il pensiero delle cose.
Ma cosa sono le cose?
Il poeta si alza, lascia la stanza nuda e la sedia scricchiola; nel buio di quel vuoto, resta il suono vigile di un oggetto ( 1 ).
Nel tempo che è divenuto liquido e che non sedimenta legami ed affetti, la roba diviene àncora.
Supera i moti dell’anima e passa oltre, radica ciò che è fluido, riempie il vuoto di un senso misterioso e non fugace.
Il bisogno delle cose, l’attaccamento a ciò che esse rappresentano, può avere in sé qualcosa di nobile.
È volontà di restare.
L’arte vive in ciò che ha prodotto, nella materia in cui si sostanzia.
In questo radicarsi ripara e cuce, mette assieme i pezzi del nostro inconscio.
La creatività non è mai fine a se stessa: tende ad una meta assoluta e sostanziale.
La parola scritta sopravvive a quella detta. Socrate non esisterebbe senza Platone.
Un libro è cosa, oggetto tangibile, concreta realtà, viatico lungo il percorso.
A distanza di tempo, tu torni in una dedica inciampando in me per caso, o per una sincronicità. Un libro mi riporta un brano della mia vita che credevo smarrito.
Parlano, le cose. Hanno un loro linguaggio muto e denso a cui non si può sfuggire. Il bicchiere ha lasciato cerchi di vino sulle pagine di un diario.
L’umore di un gesto distratto sopravanza al suo passaggio.
Fermare il tempo, renderlo circolare, viverlo in quel solo umore come fosse bloccato.
Questo è il potere degli oggetti.
Regge la pietra su cui la Pizia vaticinava, tra i vapori di Delfi. Regge e va oltre la necessità della menzogna umana.
Antinoo adorato come un dio fugge al peso della sua stessa carne, la sua storia si fonde con la pietra che lo rappresenta, diventa pietra essa stessa.
La perseveranza nella pratica è ciò che segna la via: la pratica si sostanzia nel gesto ed in ciò che il gesto produce.
Negli oggetti come nella scrittura, diamo ordine e forma alla realtà che ci circonda, che è imprecisa e spesso infida ( 2 ).
Le cose ammortizzano l’attrito con la vita, ne compensano le asperità, addolciscono le sue consonanti.
Ci canzonano silenziosamente e sono indispensabili.
Solo l’amore può vivere di distanze dal suo oggetto e morire nelle azioni ( 3 ).
Ma l’amore è quanto di più lontano dalla brutalità delle cose, da cui l’innamorato si ritrae spesso in maniera impercettibile ( 4 ).
Eppure, negli oggetti, ricorderemo la forma dei nostri sentimenti, ne ricaveremo i limiti struggenti e spesso anche il senso.
Ecco il doppio regno, terribile e soave, in cui le cose vivono e di cui si nutrono.
Tullia Bartolini
( 1 ) Leggasi “ Pomeriggio di uno scrittore “ di Peter Handke.
( 2 ) Italo Calvino, “Lezioni americane “.
( 3 ) Tratto da una famosa lettera dell’Achmatova.
( 4 ) Così in Jung, “ Tipi psicologici “.
- Pubblicato sul semestrale "della Soaltà", nr.7, (giugno 2008), diretto da Guglielmo Peralta, Palermo.

