mercoledì, 30 luglio 2008

Cos'e' la poesia?

Che dire? Solo a sfogliarlo si intuisce un certo grado di densità.
Bello anche come si presenta. Rigoroso e asciutto con quella carta porosa su
cui si è tentati di fare solo qualche segno a matita.
Per un libro del genere  ce ne vuole una dura (HB) ben temperata. Da usare con prudenza
perché è quasi un attrezzo  che punge.
La poesia punge? Penso di sì, per quel po' che ho capito è come una fotografia riuscita.
Non a caso a proposito di ciò che ci colpisce nelle foto,  Barthes parlava del
"punctum".
Ma io penso per lo più alla spina dei rovi o di qualsiasi altro arbusto spontaneo.
via

Insomma, scrivere storie è un lavoro da contadini, prosaico quindi. La poesia è più nobile.
La scrittura si coltiva per lo più.
Della poesia, invece, si va alla ricerca come di una pianta rara all'interno della macchia mediterranea e sui bordi del deserto. Guarda che ho trovato?
E chi se lo aspettava di vederla proprio qui?
 
Insomma temo che per fare poesia si deve solo aspettare
il momento in cui si manifesta: è come il fiore dell'aloe o di
un'agave.
Di un'acacia. Di un tamarindo. Generosa con chi ha familiarità con
l'assenza.
Roba da api del deserto. Che fatica deve essere fare il
miele nel deserto. Quanto occorre vagare per produrne mezzo chilo? E a
quanto lo dovresti vendere per recuperare almeno in parte i soldi della
fatica? Capisco chi si guarda bene dal venderlo, preferendo piuttosto
offrirlo. Come quel mio amico  che a Stromboli  dalla sua vigna ricava
solo una bottiglia di Malvasia e la sera si presentava a cena con
quella.
 
Mi piace la densità che ho solo intravisto sfogliando le
pagine. Mi piace pure il fatto che per lo più non ho afferrato il senso
di molte cose. Mi affascinano le parole accostate, i suoni e gli
accapo.
 
E' come quando ti muovi tra le rocce di basalto di cui
intuisci un passato ma afferri poco. Non sai esattamente a quale
eruzione risalgono. Ti piace però accarezzarle, sentire il calore che
hanno trattenuto e il modo in cui si sono lasciate consumare dal vento
e dal mare. Non dal tempo.
Tra le righe intravedo la stessa cosa. Lo stesso logoramento dovuto ad "agenti esterni".
Segnata più che dal tempo, dal temporale. Mi sembra di capire. 
Mi piace pure l'idea del dolore che si coglie come suono.
Suona bene.
 
A presto
Antonio  Carbone
(scrittore)

      
 (Mail del 29.07.2008)
postato da: tullia65 alle ore 19:47 | link | commenti (21)
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lunedì, 28 luglio 2008

Vecchie foto

mare mare"Ascolta il mare.
Il mare gemere lontano e gridare, nella sua solitudine.
La mia voce, fedele come l'ombra,
vuole essere infine l'ombra della vita,
vuole essere, o mare, viva ed infedele come te".
Apollinaire
postato da: tullia65 alle ore 18:56 | link | commenti (16)
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lunedì, 21 luglio 2008

Il ribelle


Outsider

Un rivoluzionario appartiene al mondo politico; il suo approccio passa attraverso la politica. Egli pensa che cambiare la struttura sociale sia sufficiente per cambiare l'essere umano.
Un ribelle è un fenomeno spirituale.
Il suo approccio è assolutamente individuale.
La sua idea è questa: se vogliamo cambiare la societa', dobbiamo cambiare l'individuo.
La societa' in sè non esiste: è solo una parola, come folla; se la cerchi, non la troverai. Ovunque incontri qualcuno, incontri un individuo.
Il ribelle è l'essenza stessa della religione. Nessuna rivoluzione è riuscita a cambiare gli esseri umani...
Dobbiamo essere ribelli, non rivoluzionari.
Solo una volta ogni tanto qualcuno fiorisce...Il mondo ha conosciuto pochissimi ribelli...
Riforma vuol dire modifica di cose gia' esistenti.
Rivoluzione è sempre una continuita' con il vecchio, anche se attua piu' cambiamenti rispetto alla struttura di base.
La ribellione è una discontinuita'.
Ti sconnetti da tutto cio' che è vecchio...
(...) Per me la ribellione è spiritualita' nella forma piu' pura...

Osho
(Tratto da "Liberi di essere")
postato da: tullia65 alle ore 20:08 | link | commenti (34)
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lunedì, 14 luglio 2008

di schiena"Ah, le cose...cose che sonnecchieranno per sempre nella mia coscienza instancabile, la mia coscienza che bada a quel che accade e a quel che non accade, ai fatti e a cio' che non riesce, all'irreversibile ed all'irrealizzato, allo scelto ed al rifiutato, a cio che torna e a cio' che si perde, come se tutto fosse uguale: l'errore, lo sforzo, lo scrupolo, la nera schiena del tempo..
(...) Ma la vita è anche questo (...) : giorni antipatici e giorni che non si scelgono...cos' è a decidere che si fermi cio' che era in movimento senza che intervenga la volonta', o forse sì, interviene facendosi da parte, forse è la volonta' cio' che a un tratto si stanca e tirandosi indietro ci porta la morte, non voler piu' volere e non volere niente...".

(Tratto da 'Domani nella battaglia pensa a me', di Javier Marìas).
postato da: tullia65 alle ore 18:09 | link | commenti (27)
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martedì, 08 luglio 2008

Lei

Lei


Ha visitato molte case, dopo.
Dopo, nel disordine delle sue giornate, e della mente.
Si somigliavano tutte. C'erano luci discrete,  e logiche semplici.
Poteva fermarsi lì, riposare. Ma, quelle,  non erano la sua casa.
Di notte, spesso, ha sognato scale, corridoi, appartamenti.
Non c'era luce e tutto era confuso.
Ha invidiato la pace di certe sere spiate alle finestre, in una Roma affogata nell'agosto di un anno lontano.
Una cucina, i giocattoli in terra di un bambino. Le gambe abbronzate di una donna intenta a dar da mangiare al figlio.
Ha assaporato, ricreato, fortemente voluto le stesse cose.
Ha avuto nocche di bambini alle finestre, cieli semplici, serate tranquille.
Ma desiderava la bufera.  Non è durata.
E così c'è stato il vento,  la confusione, e pericoli mortali, e viaggi in mare aperto da cui non si torna mai del tutto.
Nel suo vagare è inciampata in ritratti di donne a cui non poteva assomigliare.
Ha trovato approdi di parole e di mani.
Il tepore delle mani.
Ma si sa com'è, con i viaggi.
Non si torna indietro. Si riparte ogni volta per un nuovo inizio senza destinazione.
Nessuna logica semplice, nessun rifugio caldo, per lei.
Ha traslocato molte volte. Lasciato pezzi di sè qui e lì, senza rimedio.
Ha avuto case da abitare, mai vissute per davvero.
Le vite degli altri, invece, così perfette.
Lei era - ed è - nel sogno della  casa confusa, in disordine. Nella logica del temporale.
Lei è l'ombra di una donna lungo la strada, il suo semplice avanzare, il voltarsi a guardare qualcuno che la  osserva dalla finestra.
Un saluto, un bacio.
Indimenticati passaggi di vita.
Ma passaggi, senza radici.
Lei è in questo andare.
Lei.


La mia strada non passa davanti alla tua casa.
La mia strada e' la mia strada.
A.Achmatova
postato da: tullia65 alle ore 17:50 | link | commenti (30)
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sabato, 05 luglio 2008

Le cose


le cose


La sopravvivenza degli oggetti è realtà che ci sovrasta.

Bisogna tener di conto che l'inanimato ha una vita più lunga di ogni nostra possibilità.

Noi siamo materia labile.

I nostri percorsi li tracciamo nel vento: soffochiamo nell'avere il senso della nostra precarietà.

La sopravvivenza dell'anima non è certa, l'idea stessa d'averla, un'anima, non ci rassicura.

Ciocche di capelli sopravvivono ai corpi che le hanno generate.

Oltre il limite del nostro essere vive l'immobilità' delle cose che, tronfia, ci sovrasta.

Nel silenzio dell'oggetto canta un suono perfino melodioso, che c’irride e ci ricorda la nostra immensa finitezza.

Le piccole cose che cementano le storie si prendono gioco di noi, per l'uso che ne abbiamo fatto.

La tazzina è sbeccata, ma resiste, come faccio io, senza nemmeno porvi troppa cura.

I quadri, le cornici, il tavolo su cui gli avventori hanno disegnato arabeschi.

Un girotondo, un caleidoscopio, un andare e tornare senza sosta di roba in roba, di realtà in realtà.

Questo produce il pensiero delle cose.

Ma cosa sono le cose?

Il poeta si alza, lascia la stanza nuda e la sedia scricchiola; nel buio di quel vuoto, resta il suono vigile di un oggetto ( 1 ).

Nel tempo che è divenuto liquido e che non sedimenta legami ed affetti, la roba diviene àncora.

Supera i moti dell’anima e passa oltre, radica ciò che è fluido, riempie il vuoto di un senso misterioso e non fugace.

Il bisogno delle cose, l’attaccamento a ciò che esse rappresentano, può avere in sé qualcosa di nobile.

È volontà di restare.

L’arte vive in ciò che ha prodotto, nella materia in cui si sostanzia.

In questo radicarsi ripara e cuce, mette assieme i pezzi del nostro inconscio.

La creatività non è mai fine a se stessa: tende ad una meta assoluta e sostanziale.

La parola scritta sopravvive a quella detta. Socrate non esisterebbe senza Platone.

Un libro è cosa, oggetto tangibile, concreta realtà, viatico lungo il percorso.

A distanza di tempo, tu torni in una dedica inciampando in me per caso, o per una sincronicità. Un libro mi riporta un brano della mia vita che credevo smarrito.

Parlano, le cose. Hanno un loro linguaggio muto e denso a  cui non si può sfuggire. Il bicchiere ha lasciato cerchi di vino sulle pagine di un diario.

L’umore di un gesto distratto sopravanza al suo passaggio.

Fermare il tempo, renderlo circolare, viverlo in quel solo umore come fosse bloccato.

Questo è il potere degli oggetti.

Regge la pietra su cui la Pizia vaticinava, tra i vapori di Delfi. Regge e va oltre la necessità della menzogna umana.

Antinoo adorato come un dio fugge al peso della sua stessa carne, la sua storia si fonde con la pietra che lo rappresenta, diventa pietra essa stessa.

La perseveranza nella pratica è ciò che segna la via: la pratica si sostanzia nel gesto ed in ciò che il gesto produce.

Negli oggetti come nella scrittura, diamo ordine e forma alla realtà che ci circonda, che è imprecisa e spesso infida ( 2 ).

Le cose ammortizzano l’attrito con la vita, ne compensano le asperità, addolciscono le sue consonanti.

Ci canzonano silenziosamente e sono indispensabili.

Solo l’amore può vivere di distanze dal suo oggetto e morire nelle azioni ( 3 ).

Ma l’amore è quanto di più lontano dalla brutalità delle cose, da cui l’innamorato si ritrae spesso in maniera impercettibile ( 4 ).

Eppure, negli oggetti, ricorderemo la forma dei nostri sentimenti, ne ricaveremo i limiti struggenti e spesso anche il senso.

Ecco il doppio regno, terribile e soave, in cui le cose vivono e di cui si nutrono.

 

Tullia Bartolini

( 1 ) Leggasi  “ Pomeriggio di uno scrittore “ di Peter Handke.

( 2 ) Italo Calvino, “Lezioni americane “.

( 3 ) Tratto da una famosa lettera dell’Achmatova.

( 4 ) Così in Jung, “ Tipi psicologici “.

- Pubblicato sul  semestrale "della Soaltà", nr.7, (giugno 2008), diretto da Guglielmo Peralta, Palermo.

della soalta

 

postato da: tullia65 alle ore 11:45 | link | commenti (20)
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martedì, 01 luglio 2008

Così fa il tempo


amanti

Così parliamo di un tempo distratto, quello tuo e mio che non è piu' da condividere.
Certo gli occhi non cambiano, ma lo sguardo non è  quello di un tempo.
Continuo a sentirmi in colpa per quell'ora fallita che ci ha riguardato, ma non so piu' dove sei, in quale sezione della tua eta', in che punto del tragitto. Nè so dove potremo parlare di cio' che è stato senza quel  rancore che non è mai andato via.
Strano essere assieme, sapendo che di nuovo un altro quotidiano ci ingoiera', fatto di nuove abitudini.
Curioso ricordare, per filo e per segno, tutte le ragioni, senza per questo sentirle piu'.
Davvero il tempo e' circolare, ma non inganna chi vuole procedere lungo una possibile linea retta, ed andare avanti, come si deve.
Tu sei così, ed anche io.
Mi sono voltata spesso a guardare le nostre macerie, come quelle che vedevamo dietro lo splendore dell' albergo dell'Avenida.
Ricordo ogni cosa, e tutto assume il giusto significato, ormai.
Il tempo offre le risposte giuste, a chi sa attendere.
Ma proseguivo lungo una linea retta, ora ne sono certa, mentre mi voltavo indietro.
Orfeo cerca la morte di Euridice, nel voltarsi.
Forse anch'io volevo capire: per andarmene col passo rinfrancato di chi non ha piu' torto.
Di certo ti ho amato, con quel senso totale ed assoluto a cui poi non ho piu' ceduto, attraverso ragioni infantili che poi ho allontanato.
Sicuramente mi sono liberata d'un amore ch'era oppressione e che mi costringeva a cedere parti di me.
Un amore così non puo' durare.
A volte un addio serve a far crescere, ma tu non mi hai perdonata, anche se ormai pure il mio volto sfuma, fino a perdere i contorni, anche per te, e forse di piu'.
Stiamo invecchiando, te l'ho detto. Il tempo passa.
Io sono quella di "Divorzio a Buda". Ma mi sono salvata, nonostante questa sensibilita' verso l'invisibile.
Nel volto di due bambini scruto tracce; in certi luoghi, nell'eco di certe canzoni, c'è un ragazzo che amai, che era bellissimo e di cui tu - quasi estraneo - porti ancora tracce nelle spalle e nelle gambe.
Ma era un altro. Tu, sei un altro.
Ed io, come te, uso parole ascoltate da altre persone,  ricordo abbracci che s'accavallano al nostro amore assoluto, fino a spingerlo lontano.
Così fa il tempo, con tutte le cose.
Vivi per me nel ricordo, nella titubanza d'uno sguardo che sa di non poter rinunciare a guardare altrove; ti muovi in certi frammenti di gesti, in un tono di voce, che altre voci mi fanno dimenticare.
Così fa il tempo.
Di questo eravamo fatti, e non lo sapevamo. Ed è così anche per te, come ben sai.
Di puro tempo, e di sangue che chiedeva di cambiare percorso. Perche' è la vita ad imporre altri orizzonti.
Smetterai di avercela con me.
Ero imperfetta, come te, che cedi alla lusinga dell'ora, e ci amavamo per questo.
Per questa imperfezione, solamente.
postato da: tullia65 alle ore 20:33 | link | commenti (20)
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