Non conosco di persona
Giuseppe Terracciano.
Ho tra le sue mani un libro di poesie che ha pubblicato con EdiGio' e la bella grafia della sua dedica mi intenerisce.
Intuisco il carattere dell'uomo, la sensibilita', la profondita'.
Da dove nasce un gesto poetico?
Mi viene in mente un verso di Rondoni: 'Amare è l'occupazione di chi non ha paura'.
Il gesto di Giuseppe Terracciano è coraggioso ed è, pertanto, un atto d'amore.
Verso le donne, la vita tutta.
Dalle sue poesie sale come il soffio di un'anima nuda.
Non ci sono armature, infingimenti.
Sembra di vedere il poeta chino a scrivere di cio' che sente, incapace di usare filtri.
Il testo di cui parlo è
'Laila e dintorni'.
Laila è, credo, l'eterno femminino, inafferrabile quanto piu' appare profondo.
'Con il pensiero si puo' fare di tutto', scrive Giuseppe.
Ma forse egli stesso ne dubita.
Ci sono ferite, e ricordi: trapelano da ogni rigo dei suoi versi.
Davvero la mente puo' annullare la sofferenza?
A cio' che si è compreso non si sfugge. Viene a prenderti, il ricordo, t'afferra di notte, sei costretto a dirne, a lasciare tracce in parole.
Traccia dopo traccia, ci si puo' incontrare di nuovo.
Ravvisare i contorni di un'ombra, comprenderne il significato.
Certo, dire è rischioso.
E tanto piu' grande è l'
inciampo quanto meno si riesce a tacere, a tener dentro di sè cio' che il cuore vuole -
e sa - dire.
Usare le parole riapre le ferite e salva. Bisogna saperlo. Come Giuseppe sa: non scriverebbe, altrimenti.
'Avrei dovuto/nascondere il pensiero/ma non potevo/Era troppo bello/fartelo sapere'.
Ecco di nuovo la nudita'.
Dire, dunque, di cio' che ci anima, usare le parole del cuore: fluire, liberamente, e mai rinfacciare all'altro il perduto amore.
Che,
perduto, è quasi sempre.
Questa mi sembra la traccia dei versi di Terracciano.
Che si muovono verso la liberta': di dire e di amare. Liberta' di e non da.
Un percorso da augurare ad un figlio, qualsiasi sia il prezzo da pagare. Anche quello del pianto o della caduta.
Le immagini che corredano il testo sono raccolte, come il testo stesso.
Talvolta, assieme ai rimpianti, s'avverte un gesto di ribellione:
'Quale volere/adesso impedisce?/Quali destini/dobbiamo subire?/(...)Maledetta realtà '.
Ma niente scalfisce la tenerezza e la nudita' dei versi.
Il loro coraggioso scorrere lungo le pagine.
Attendo un altro testo di Giuseppe. Che saluto, in poesia.