domenica, 26 ottobre 2008

Spettacolo
progetto
R.U.R. Atelier Multisensoriale
presenta

6


STREA,
strana storia di una donna comune

performance multisensoriale

Napoli -
Teatro Sancarluccio
dal 30 ottobre al 2 novembre 2008
via S. Pasquale a
Chiaia, 49 - tel 081 405000

Nei viaggi, spesso, il tempo assume una valenza circolare.
Questo nostro, vuol essere un cammino a ritroso nel tempo.
E' un viaggio, dunque, attraverso musica, immagini e parole.

L'inizio del percorso si nasconde lì dove finisce il mito.
Lei era la dea della magia (Uret-Heqau):una Pizia senza respiro, che poteva rendere un vaticinio con la sola arte del silenzio.
La chiamavano Iside, ed il serpente accarezzava i suoi seni, vegliava sul suo nitore di pietra.
I Longobardi cristianizzati del ducato di Benevento ne distrussero il tempio per costruirvi una chiesa consacrata alla Vergine Maria.
Iside divenne la donna del
demonio, la strega.
Era sorella e sposa del medesimo dio: il fantasma
dell'incesto gettava su di lei ombre sinistre ed inquietanti.
Avrebbe protetto le dominae nocturnae, guidato i loro passi nelle tenebre, vivificato i loro progetti, donato loro la capacità di volare.
Dea della luna e della fertilità, dietro l'immagine di Iside si nascondevano, per i Longobardi, i "sozzi" riti compiuti alla luce lunare, intorno al noce di Benevento. Il volto di marmo della dea s'addolcì nel sorriso d'una Madonna.
Ma la donna che vuole affermare se stessa, la propria libertà, anche sessuale, non può che avere lo sguardo senza speranza della strega.
Le immagini seguono la scia d'un'autostrada, inciampano loro malgrado nelle strettoie d'un bosco, fanno macchina indietro fino all'epoca in cui la storia della divinità trasformata in un essere malvagio è stata quasi dimenticata.
Eppure è vicenda che
sanguina, recide vite, e non perdona. E' il tempo dell'Inquisizione. La strega e' viva, grida intero il dolore di non essere ascoltata.
E' la dea delle donne perdute, dell'amore, del grido liberatorio.
La
strega ama, e l'amore è un premio che non può essere concesso a chi si è ribellato alla propria sorte. Processata, confesserà un delitto che è quello di essere libera. Troppo libera.

R.U.R.

Regia e musiche originali M°Vanni Miele.
Video Marino Cataudo e Vanni Miele.
Testo di Tullia Bartolini.
In scena: Elena Spiniello, Paolo Capozzo, Maurizio Picariello.
postato da: tullia65 alle ore 07:09 | link | commenti (20)
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giovedì, 23 ottobre 2008


riccio

Aveva un'aria stanchissima, piu' stanca che triste; ho pensato: è così che si esprime la sofferenza sui visi buoni.
Non si manifesta, appare solo una grande stanchezza. Chissa' se anche io ho l'aria stanca (...).
Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è piu' lo stesso. E' come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai.
Sì, è proprio così, un sempre nel mai.

Non preoccuparti, Renée, non mi suicidero' e non daro' fuoco proprio ad un bel niente.
Perché d'ora in poi, per te, andro' alla ricerca dei sempre nel mai.
La bellezza, qui, in questo mondo.
 

(Tratto da 'L'eleganza del riccio', di Muriel Barbery).
postato da: tullia65 alle ore 18:12 | link | commenti (20)
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venerdì, 17 ottobre 2008

Laila e dintorni


la forza

Non conosco di persona Giuseppe Terracciano.
Ho tra le sue mani un libro di poesie che ha pubblicato con EdiGio' e la bella grafia della sua dedica mi intenerisce.
Intuisco il carattere dell'uomo, la sensibilita', la profondita'.
Da dove nasce un gesto poetico?
Mi viene in mente un verso di Rondoni: 'Amare è l'occupazione di chi non ha paura'.
Il gesto di Giuseppe Terracciano è coraggioso ed è, pertanto, un atto d'amore.
Verso le donne, la vita tutta.
Dalle sue poesie sale come il soffio di un'anima nuda.
Non ci sono armature, infingimenti.
Sembra di vedere il poeta chino a scrivere di cio' che sente, incapace di usare filtri.
Il testo di cui parlo è 'Laila e dintorni'.
Laila è, credo, l'eterno femminino, inafferrabile quanto piu' appare profondo.
'Con il pensiero si puo' fare di tutto', scrive Giuseppe.
Ma forse egli stesso ne dubita.
Ci sono ferite, e ricordi:  trapelano da ogni rigo dei suoi versi.
Davvero la mente puo' annullare la sofferenza?
A cio' che si è compreso non si sfugge. Viene a prenderti, il ricordo, t'afferra di notte, sei costretto a dirne, a lasciare tracce in parole.
Traccia dopo traccia, ci si puo' incontrare di nuovo.
Ravvisare i contorni di un'ombra, comprenderne il significato.
Certo, dire è rischioso.
E tanto piu' grande è l'inciampo quanto meno si riesce a tacere, a tener dentro di sè cio' che il cuore vuole - e sa - dire.
Usare le parole riapre le ferite e salva. Bisogna saperlo. Come Giuseppe sa: non scriverebbe, altrimenti.
'Avrei dovuto/nascondere il pensiero/ma non potevo/Era troppo bello/fartelo sapere'.
Ecco di nuovo la nudita'.
Dire, dunque, di cio' che ci anima, usare le parole del cuore: fluire, liberamente, e mai rinfacciare all'altro il perduto amore.
Che, perduto, è quasi sempre.
Questa mi sembra la traccia dei versi di Terracciano.
Che si muovono verso la liberta': di dire e di amare. Liberta' di e non da.
Un percorso da augurare ad un figlio, qualsiasi sia il prezzo da pagare.  Anche quello del pianto o della caduta.
Le immagini che corredano il testo sono raccolte, come il testo stesso.
Talvolta, assieme ai rimpianti, s'avverte un gesto di ribellione: 'Quale volere/adesso impedisce?/Quali destini/dobbiamo subire?/(...)Maledetta realtà '.
Ma niente scalfisce la tenerezza e la nudita' dei versi.
Il loro coraggioso scorrere lungo le pagine.

Attendo un altro testo di Giuseppe. Che saluto, in poesia.
postato da: tullia65 alle ore 19:41 | link | commenti (18)
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venerdì, 03 ottobre 2008


il circolo dei lettori di torino

Forse non era che in questo.
Questo osservare, invisibile.
Un camminare lungo il crinale, senza cadere, senza scegliere da che parte stare.
Magari era una condanna da scontare ancora per poco.
Forse era un ergastolo.
Passava lungo le sale vuote di persone, piene solo di libri.
Tutte le parole catturate tra le pagine.
Aveva gli occhi lucidi, perche' era certa di averci provato.
Su una copertina lesse: "La sensitiva".
Prese il libro, si mise a sedere.
Ci sarebbe stato tempo per la pace.
Aveva sentito la sua voce al telefono, poco prima.
Una voce di terra. Solida, limpida.
Che un incontro non porti mai dolore, si disse.
Sapeva che non era possibile.
Non in un incontro vero.
Ma lì, tra i libri, le sedie, i quadri, tutta quella ricerca di armonia, lì le sembrava si potesse stare bene.
Raggiungimi qui, avrebbe voluto dirgli, restiamo vicini, in silenzio.
Senza richieste, senza attese, intrecci o legami, ricatti di parole.
C'era un silenzio assoluto, rotto solo dal rumore dei clacson delle auto, in strada.
Gli alti soffitti del Circolo dei Lettori racchiudevano la luce del giorno che andava a finire.
Si rannicchio' su una sedia, il libro in mano.
Così sola e così intera.
Tanto da non desiderare piu', da non pensare piu'.
Qualcuno tra poco sarebbe venuto a strapparla via, a riportarla alle regole del quotidiano.
Al suo corpo.
Ora no.
Ora la sua anima galleggiava libera tra milioni di parole e di strade di carta, miliardi di possibilita', come coriandoli impazziti.
Adesso era perfino fuori dal nome che le avevano dato.
Era se stessa.
Invisibile.
postato da: tullia65 alle ore 10:24 | link | commenti (27)
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"La spiritualita' è il sognatore che si è risvegliato da tutti i suoi sogni". tulliabartolini@virgilio.it

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