domenica, 14 giugno 2009

Umbria

CampiAssisiEremo delle carceri
Foto fatta da FedericaE' ciò che succede in tanti momenti felici della nostra esistenza. Sollevati dal fardello  della decisione e dell'intenzione, navigando sui nostri mari interiori, assistiamo ai nostri movimenti come se fossero le azioni di un altro e tuttavia ne ammiriamo l'involontaria eccellenza... Gioisco in questo parto indolore, di questa evidenza non calcolata, del fatto che seguo senza fatica nè certezza una penna che mi guida e mi porta.
                                                                                                                                
M. Barbery
postato da: tullia65 alle ore 20:22 | link | commenti (10)
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Commenti
#1    15 Giugno 2009 - 18:42
 
Uno attraversa lande di solitudine,va nel gelo siderale del nulla, il tempo che passa lo spoglia e secca: lui manco se ne accorge. La folla di fanatsmi che lo sfiora, urta, tocca e sballotta, gli pare proprio gente vera.Della sua specie, umana.E la labile scenografia in cui trapassa gli sembra sia di case da abitare, quinte di chiese e palazzi, città dove si adora un dio o si onora un signore che hanno una solida, amabile o amara- non importa -consistenza. La fantasmatica peluria della terra è fatta ai suoi occhi di alberi foglie onde d'argento mosse dal vento sul mare, invece che niente, il sogno che sono.Tutto gli pare la festosa affermazione di qualcosa che c'è, che ha con sè, per sè. Poi viene l'ora.In cui: all'improvviso vede.Capisce.Sa. L'ipocrisia della realtà si sgretola, la maschera dell'universo si dissolve.E' solo.E ciò che gli resta, la spina di concreta tristezza che gli punge il cuore.
E l'estrema cabala: una sequenza di numeri su di un cellulare.
utente anonimo

#2    15 Giugno 2009 - 19:06
 
Quante volte mi è accaduto di pensarlo. Soprattutto quando osservavo la gente camminare lungo strade straniere; turisti come me, visi di passaggio, senza nome, di cui mi chiedevo cosa avessero lasciato a casa, e dove. O per quanto tempo, in quel luogo diverso, in cerca di cosa. Tutto scorre, ci lascia. In questo senso il sogno è piu' vero della realta'. E' come la letteratura. Il bello possibile. Ma il tuo commento va oltre, tocca altre corde, meriterebbe altro commento ancora...
T.
utente anonimo

#3    15 Giugno 2009 - 20:26
 
Scrivere dei modi in cui non si è saputo scrivere è l'evidenza di una bancarotta ma il bancarottiere si ostina a scrivere ancora, ad andare in rovina: è allora il giocatore che non dispera anche se i croupiers da un pezzo lo guardano con maligno sospetto o, peggio, non lo giardano più? La contraddizione è la sostanza stessa della sua impresa, non stupisca percò che pur sapendola disperatamente solitaria, con apparente leggerezza dalla solititudine ambisca uscirne, parlarne con gli altri.E' che è difficile non rispondere a un invito amico,a una sollecitazione specialmente cara.
utente anonimo

#4    15 Giugno 2009 - 22:24
 
in Umbria ho vissuto molte albe, in sequenza. ogni giorno un'alba. dormivo poco la notte, così con la prima luce aprivo gli occhi. dormivo in auto senza compagnia, dove capitava. scrievo un capitolo della tesi. e non avevo, davvero, intenzioni, e tantomeno decisioni prese o da prendere. capitava che guidassi, ma molto più spesso camminavo. e quando smettevo la tesi e appoggiavo la penna, allora con i miei passi cominciavo a scrivere davvero. a Gubbio ricordo la migliore delle albe umbre.
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#5    16 Giugno 2009 - 19:12
 
Siamo tutti in bancarotta, ed ancora stupiti di esserlo, sospesi su un 'forse', attendendo altre albe. Che ci sono, ci saranno, e pure contraddittorie, non importa.
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#6    16 Giugno 2009 - 19:17
 
Piu' che altro, di questi giorni, ricordero' il suono del silenzio, questa solitudine con me stessa. Che freddo. Ed era ora...
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#7    17 Giugno 2009 - 22:23
 
Un estraniarsi per stupore del bello che sembra non appartenerci, e si diventa altri/e per catturare le magie di un viaggio, di un'azione che esce dal quotidiano trascinare pesi.
Bella e brava sempre.
saby.
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#8    18 Giugno 2009 - 07:39
 
Eh sì, talvolta è proprio trascinare pesi...Ti abbraccio.
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#9    19 Giugno 2009 - 20:37
 
L'Umbria è davvero speciale. E' una terra che facilita, o sembra facilitare, l'essere santi :)
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#10    20 Giugno 2009 - 20:48
 
Sto leggendo una biografia di San Francesco. Certo, quelli erano tempi. Oggi non c'è neppure una lontana vocazione ad esser santi...Io trovo che l'Umbria spinga alla meditazione, a quest'arte sublime che i popoli orientali coltivano da sempre e che l'uomo occidentale ha dimenticato da tempi immemorabili, tranne pochi illuminati come Francesco, appunto.
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