E' in preda, ormai, ad una stanchezza di sogni che la coglie esausta fin dal mattino.
Spesso le appare la casa, com'era prima che la ristrutturassero.
Sale le scale di cemento e la casa la protegge, l'avvolge, come una bandiera.
Le appare così com'era prima che la vita accadesse.
E, con la vita, tutto quel dolore inutile, i pianti.
Lo sa e, mentre sale le scale, non vede lui, ma le non importa.
Tutto è passato, certo, ma quelle mura sono ritornate ad essere com'erano prima che il sogno si sgretolasse.
Tutto è dunque da rifare.
Conta solo la casa, la protezione, il mantello che arresta il sangue e le dice che è se stessa, ed è viva, è nel posto giusto.
Poi s'alza dai suoi sogni e va a fare una doccia.
L'acqua le sfiora il collo, mentre indugia in un torpore che presta lascera' il posto alla fretta, alla furia, alle cose da fare.
Fuori avanza un autunno gia' fresco.
Poco spazio per l'amore di un uomo: non ci crede piu'.
In quel suo corpo si muove senza il desiderio del desiderio di un maschio.
Solo, talvolta, un odore.
Senza attese comprende che la casa è lei.
E' lei il posto giusto, con solide radici di cemento, lei com'è diventata
'dopo' o lei com'è ritornata ad essere.
Si spalanca la finestra, con una furia di vento che la fa sobbalzare.
E' ora, la sua vita, ed è qui.
Tutta da rifare, ogni giorno, come nella carta del folle che corre, del bambino nudo dietro all'aquilone.